9 Feb
Genova da il benvenuto ad un gruppo di artisti americani, pittori, fotografi, scultori, che fanno parte del Easton Circle formatosi intorno alla figura carismatica di Karl Stirner, che da New York e da varie parti degli Stati Uniti si sono trasferiti a Easton, una cittadina della Pennysilvania, per trovare spazi più adeguati alle loro attività. L’Associazione Satura li ospita per una collettiva che si sviluppa in mezzo ad eventi culturali collaterali che sottolineano festosamente l’incontro.Quest’anno possiamo dire che l’arte americana è di moda in Italia. Si è appena conclusa a Brescia al Museo di Santa Giulia, per la prima volta nel nostro Paese, una grande mostra sulla pittura americana dell’ottocento in cui si assiste alla celebrazione dei grandi spazi da parte dei pittori della Hudson River School, ai viaggi di artisti americani alla scoperta dell’Italia, fino alle influenze della pittura impressionista.
Per quanto riguarda l’arte americana del novecento, la Liguria si è distinta per aver ospitato a Bordighera negli anni 50 una selezione di pittori statunitensi tratti dalla celebre collezione di Peggy Guggenheim già presentata alla Biennale del 1948. Furono riproposti per la rassegna ligure del ‘53, all’attenzione del pubblico e della critica artisti oggi universalmente conosciuti come Pollock, Rotko, Gorky, Matta. La Mostra di Pittura Americana del ‘55 fu apertamente figurativa rivelando al grande pubblico artisti come Hopper, Feininger e Ben Shahn e lanciando alcuni giovani artisti di talento alle prime armi: Beverly Pepper, Dimitri Hadzi e Jack Zajac passati poi con notevole successo alla scultura.
Inoltre, a Genova nel ‘79 e nel’80, in occasione del Festival Internazionale della Poesia ideato da Edoardo Sanguineti e Attilio Sartori, confluirono poeti e letterati americani della beat generation come Allen Ginsberg che lessero testi di Gregory Corso, Lawrence Ferlinghetti e Jack Kerouac.
In questo American Art Festival che si tiene nei locali dell’Associazione Satura ci sono varie tendenze dell’arte americana contemporanea. Innanzitutto c’è Karl Stirner lo scultore che, dopo aver insegnato alla Temple University di Filadelfia, si è spostato a New York e infine a Easton dove il recupero di una dismessa fabbrica di mattoni divenuta il suo studio e la sua galleria, ha catalizzato la rinascita culturale di questa cittadina non distante da New York. Molti artisti seguendo il suo esempio si sono trasferiti a Easton aprendo studi e gallerie creando la comunità artistica del “Easton Circle”, dando un notevole impulso all’economia della città, che riconoscente ha proclamato il mese di settembre del 2000 come “Karl Stirner Month”. Nel suo atelier-officina Karl lavora col ferro, spesso recuperato dai residui della civiltà industriale, mirando all’essenzialità delle sue sculture con rigoroso minimalismo formale che non gli impedisce di trasmettere significati vitali profondi. L’opera che presenta a Genova fa parte di una serie che si riferisce alla morte di sua moglie Barbara: un grande recipiente cilindrico viene violentemente compresso riducendosi ad un ammasso compatto ed acquistando così una nuova forma, quasi a mimare l’indistruttibilità dell’individuo e il permanere della sua memoria.
Gli artisti scelti da Karl esprimono le attuali tendenze dell’arte americana che partecipa della globalizzazione ed ha pertanto caratteristiche del tutto analoghe se non identiche a quelle europee. Anche per l’arte americana infatti stanno scomparendo le linee di demarcazione tra le tradizionali categorie artistiche, tra le diverse forme di cultura e di rappresentazione che si mescolano arricchendosi anche di contributi extra occidentali. Il “postmoderno” incalza con la sua perdita di riferimenti storici, schiacciando passato e futuro su di un perpetuo presente, alimentando la sfiducia nell’idea di progresso del sapere. I modelli di comunicazione mutano insieme ai supporti tecnologici che li sostengono e frammentano sempre più velocemente l’immagine collettiva dei comportamenti sociali. All’arte visiva non rimane che ripensare se stessa attraverso un recupero critico delle immagini ereditate dal novecento con citazioni rivisitate e spesso ironiche. Il patrimonio culturale del passato viene riletto in una sintesi nuova che mescola culture d’elite e culture popolari privandole della loro valenza storica e riversandole in un flusso omologante di massima referenzialità previsto già dal 1936 da Walter Benjamin.
Così Ann Harding rivisita l’action painting riscoprendo l’approccio spontaneo e gestuale sulla superficie tattile della rappresentazione astratta, mentre Jay Milder la vive nella sua dimensione espressionista e Bill Barrell crea punti di energia pura per trasmetterli allo spettatore. Anche Brian Gormley si serve dell’espressionismo astratto ma con punti di contatto con l’informale: le aree brillantemente colorate non costituiscono un insieme compatto ma sono isole galleggianti in un nero allusivo alle catastrofi incombenti. I tondi di Berisford Boothe vanno alle radici della pratica artistica svolgendo percorsi rituali che emanano energia vitale. Il ritorno al figurativo si tinge di feroce ironia in Nancy Marshall che si chiede chi stiamo ammirando e che cosa, mentre Mary Ann Miller riscopre il gusto della semplificazione dell’immagine, quasi un archetipo che trasmetta i rudimenti della identità umana sia genetica che culturale. Per Ken Kewley e Martha Whistler sotto l’apparenza di una scomposizione cubista della figura umana si celano esigenze di costruzione razionale delle forme e dei colori che li collegano alla pittura analitica. Andrea Fantechi prende le sue immagini dalla vita quotidiana trasformandole in icone-messaggi apparentemente semplificati con soluzioni grafiche che ricordano la Pop britannica. I ritratti espressionisti di Paul Matthews e di Barnaby Ruhe emanano la forza dell’introspezione psicologica. Sempre nell’ambito figurativo sono presenti anche Maria Tagliafierro, che ha fatto a lungo parte del Easton Circle, con i suoi fiori solari e Guido Gelcich con le sue corpose figure femminili. Per il paesaggio, il ponte verso i sogni di Easton è una ironica incisione di Charles Klabunde costruita come una vecchia stampa giapponese. Gli interni desolati degli ambienti urbani sono descritti da Louis Lamont con ricchezza di dettagli e partecipazione emotiva. Isadore LaDuca parte da un’immagine fotografica che piazza al centro di un intervento pittorico teso ad inquadrare l’individuo dentro la complessità dell’esistenza, in un universo di dualismi vicino-lontano, passato-presente. Sul fronte del materico i “dipinti” di Steve Tobin sono costituiti da strati di viti e chiodi le cui qualità utilitaristiche si sono trasformate in equilibrate tessiture, che rimandano comunque all’abbandono degli scarti della società industriale. Anche la fotografia di Alyssa Csük ricerca nelle rovine industriali le asperità delle superfici del ferro e dell’acciao per isolarne suggestive immagini astratte. La fotografia di Larry Fink invece punta alla costruzione di un’immagine con frammenti provenienti da contesti differenti la cui lettura complessiva risulta misteriosa ed inquietante. Sono inoltre presenti nella mostra genovese anche esponenti dell’architettura e del design: William Dohe and Karen Ramsey presentano il progetto di una casa di minimo impatto ambientale, costruita con materiali locali e orientata in modo tale da ricevere il riscaldamento dal sole in inverno. Matthew Hoey espone la sua famosa sedia Basel Lounge già presentata all’Art Basel di Miami strutturata con materiale tecnologicamente avanzato che le conferisce speciale brillantezza e leggerezza. La scarpe di Martha Posner infine, piene di polvere e di ragnatele sembrano uscite da una favola, insieme ai vestiti dimenticati nella soffitta della nostra infanzia.
L’evento American Art Festival con la presenza a Genova degli artisti americani non poteva che stimolare l’incontro con gli artisti che operano in Liguria e che hanno avuto riconoscimenti nazionali ed internazionali come Tommaso Arscone, Mario Bardelli, Franco Belsole, Angelo Pio Biso, Gabriele Buratti “Buga”, Virginia Cafiero, Aurelio Caminati, Antonino Cerda, Milly Coda, Giuliano Crepaldi, Barbara Danovaro, Walter Di Giusto, Bruna Ferrarini Dell’Utri, Giannetto Fieschi, Giovanni Garozzo, Graziella Gemignani Menozzi, Guido Gelcich, Gianluigi Gentile, Luigi Grande, Giorgio Levi, Sylvia Loew, Alberto Marani, Laura Mascardi, Plinio Mesciulam, Paola Mineo, Mario Napoli, Riri Negri, Filippo Nicotra, Peter Nussbaum, Martino Oberto, Sergio Palladini, Lucia Pasini, Gabriella Pastorino, Paola Pastura, Mara Pepe, Mario Pepe, Pietro Pignatti, Anna Ramenghi, Franco Repetto, Barbara Schiappacasse, Raimondo Sirotti, Gabriella Soldatini, Maria Tagliafierro, Giuseppe Tipaldo, Rodolfo Vitone, Nevio Zanardi, che sono stati invitati ad esporre nelle sale di Satura e che sono presenti nel catalogo. Ci auspichiamo che l’incontro sia fertile di scambi di idee e di esperienze, per farci uscire dall’isolamento provocato dalla scomparsa dei gruppi e dei movimenti che elaboravano le grandi tematiche e per contrastare così le tendenze attuali che appiattiscono la creatività artistica su di un’unica valenza mercantile. (Mario Pepe)
sabato 14 giugno 2008 ore 17:00 Palazzo Stella - inaugurazione
< GENOVA MEETS EASTON >
AMERICAN ART FESTIVAL
a cura di Karl Stirner - Mario Napoli
Mario Pepe - Maria Tagliafierro
aperta fino al 8 luglio 2008
dal martedì al sabato ore 16:30 - 19:00
chiuso lunedì e festivo
Genova, SATURA Associazione Culturale
4 Feb
Trascorrere una settimana esclusiva a bordo di un meraviglioso yacht cullati dallo sciabordio del mare, con un equipaggio a vostra completa disposizione e magari concedersi una fantastica immersione?
Oggi tutto questo è possibile grazie alla proposta che Floating Life International offre per l’inizio del 2008. Basta solo decidere la meta, scegliere tra uno dei fantastici yachts in gestione e partire. Al resto penserà Floating Life.
“Floating Life è una società di yacht management & charter che da anni gestisce con successo tutto quanto concerne “l’azienda – barca” – afferma la giovane e intraprendente presidentessa Barbara Tambani – Ad oggi abbiamo la gestione di ben 13 megayachts da oltre 35 metri. La nostra priorità è quella di offrire un servizio esclusivo agli armatori e a chi decide di regalare o regalarsi una vacanza extra-lusso, una vacanza che deve essere completamente “senza pensieri”. Per questo noi di Floating Life garantiamo la nostra disponibilità e reperibilità 365 giorni all’anno, 24 ore su 24.”
Floating Life propone settimane o periodi prolungati a bordo della bellissima Ocean’s Glory che vi riporta all’intramontabile atmosfera old style degli anni 30 con destinazione Canarie e Caraibi; per una vacanza con amici Limoncello, lo yacht di 35 mt costruito dai cantieri Benetti che può ospitare fino a 9 persone; per gli amanti della grande comodità D.P. Monitor, un rimorchiatore convertito a yacht di lusso che ospita fino a 10 passeggeri, in crociera nel Mediterraneo. Anche La Numero Uno di Perini Navi segue queste rotte per divertirsi con la vela de luxe.
Inoltre, grazie all’accordo fatto con Walter Micheli, Floating Life su richiesta può organizzare anche un servizio di Diving direttamente a bordo, mettendo a disposizione degli ospiti un istruttore personale PADI che li guiderà alla scoperta dei segreti del mare. Il team ti permette addirittura di ottenere a fine vacanza il certificato PADI d’immersione.
Il team di Floating Life studia le esigenze del cliente attraverso una serie di incontri che permettono di identificarne i gusti e le richieste. Oltre alla gestione delle realtà relative all’imbarcazione, come ad esempio la prenotazione del posto barca o del bunkeraggio (rifornimento carburante), Floating Life è in grado di organizzare itinerari di viaggio, visite guidate, ma si occupa anche di tutti quei dettagli necessari per realizzare una vacanza da sogno, dalla scelta del menù all’allestimento floreale.
Highlights sul mercato dello yacht charter lusso a livello economico
Trend
Lo sviluppo dell’offerta charter extra lusso da parte di Floating Life si colloca in una politica che segue i trend di sviluppo del mercato nautico mondiale. Da un’analisi del mercato internazionale del charter di lusso negli ultimi cinque anni, la domanda di charter per yacht superiori ai 24 metri è aumentata dell’8% . Questo permette alle società di gestione di favorire il contatto pre-acquisto col potenziale acquirente e assicura un’ottimizzazione dei costi di gestione.
Da uno studio dell’Osservatorio del Mercato Nautico di Roma Università Tor Vergata, il numero dei superyachts destinati al charter nei prossimi 3 anni crescerà del 15% andando a incontrare i valori forniti dalle fonti più importanti del settore. La crescita della domanda di charters corrisponde ad un’offerta in continua trasformazione sia per la gamma dei servizi offerti sia per il nuovo approccio sempre più manageriale.
Pentrazione e concentrazione
In merito alla penetrazione del mercato del charter nel parco nautico mondiale dei superyachts di lusso, nel corso dell’ultimo anno il 35% del parco nautico delle imbarcazioni superiori ai 24 metri di lunghezza è detenuto dalle società di charter nautico. Questo a conferma delle potenzialità prospettiche del mercato del charter di lusso sul panorama nautico internazionale. Per quel che concerne la concentrazione del mercato, il 40% dell’interno mercato mondiale è detenuto dai cosiddetti ” big providers” i quali operano su scala globale mediante la presenza di un network ben strutturato (es Azimut Group, Rodriguez Group).
Le flotte
Da notare inoltre la distinzione tra il charter a vela e motore. Le cifre confermano le impressioni di tutti gli addetti ai lavori vedendo la flotta del charter a motore di lusso con 680 unità (stima mondo) in enorme vantaggio sulla flotta del charter a vela con 178 unità (stima mondo).
Le mete del charter
L’area del west mediterraneo rappresenta la principale meta con un valore pari al 46% dell’intero mercato mentre, in generale, l’intera area del mediterraneo (west and est) copre il 64% del mercato complessivo. Altre mete importanti sono certamente la Croazia, che in questi ultimi anni è cresciuta notevolmente, ed i Caraibi rispettivamente con il 9% e l’8% dell’intero mercato.